Mario Antonio Caldara nasce nel 1990 e cresce tra Pompei e un piccolo paese ai piedi del Vesuvio. Si laurea prima alla “Parthenope” in ambito economico, poi a “L’Orientale” in lingue e letterature straniere, certificando così a livello accademico l’amore per la letteratura e per altre culture. Il suo legame con l’arte viene da lontano: a undici anni studia il violino e partecipa all’opera teatrale “Turandot” sul palco del San Carlo. Ma è con la scrittura che ha un rapporto viscerale, sentendo da sempre l’urgenza di dare vita a storie e personaggi. Durante gli studi scrive articoli su temi culturali e si dedica al suo primo romanzo. Si circonda di pile di libri, divorandone il più possibile. Amante del cinema fin da quando ne ha memoria, è cresciuto guardando Carpenter e Lynch.

I segreti di Woodon

(romanzo, 300 cartelle, diritti disponibili)

Kian Blake è un detective in declino. A Woodon, la figlia del sindaco Morris, Alicia, è scomparsa. Il capo di Kian, Dalton, gli affida il caso e gli affianca lo sceriffo Todd. Le indagini lo portano a scoprire una vita di segreti ed eccessi sessuali e si imbatte in cadaveri, droga e prostitute. In seguito, una giornalista di Woodon, Grace Milano, ingaggiata da Ben, un uomo misterioso, indaga su una ragazza, Agatha. Si reca a Fort Hill, dove venti anni prima Agatha, misteriosamente sparita e poi ricomparsa dal nulla impazzita, si suicidò. Sospettando una montatura, Grace collega il caso ad altre ragazze scomparse in precedenza, e trova una videocassetta che mostra uno stupro da parte di uomini mascherati. Dopo aver incontrato Kian, gli racconta quello che ha scoperta e il detective, con l’aiuto della giornalista, riesce a far luce sul mistero, anche se nessuno saprà mai tutta la verità…

Salì le scale di ferro, accovacciato. Con la pistola puntata in avanti, fissò i numeri delle stanze dipinti in modo approssimativo, fermando gli occhi sulla dodicesima porta. Dalla tendina opaca che copriva la finestrella di fianco filtrava una luce fioca. La porta era socchiusa. Si mise accanto a essa e tese l’orecchio, in attesa di un suono che non arrivò. Con cautela, la aprì. Strinse i denti e, deciso, irruppe nella stanza, puntando la pistola. Per terra, un uomo, nudo, panciuto, con le gambe all’aria sostenute dal lato del materasso e con la testa forata in mezzo agli occhi, era in una pozza rossa che aveva ormai impregnato la moquette. Sul letto, una donna con i capelli castani, nuda anch’essa, a pancia in giù e con le braccia tese verso il muro, come se avesse tentato di scappar via attraverso di esso. Tre colpi di pistola alla schiena.