Valeria Fugnanesi

Nata a Milano alla fine del 1984, Valeria Fugnanesi si è laureata in Biologia e specializzata in Biodiversità ed Evoluzione Biologica. Ricercatrice in ambito biomedico, ha contribuito alla stesura di diversi articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali. Parallelamente al percorso formativo, ha coltivato la passione per la letteratura. Con la scrittura indaga i confini della natura, lontana dalle città, dove ha la possibilità di studiare il delicato equilibrio tra uomo e ambiente. In particolare, durante un periodo in Centroamerica, passato nelle zone più povere della Costa Rica, ha raccolto le suggestioni e i dati necessari alla stesura del suo primo romanzo, “Veleno”. Con un’idea chiara e poche pagine scritte, si candida e viene selezionata dalla scuola di scrittura annuale “Bottega di Narrazione”, condotta da Giulio Mozzi, durante la quale porta a termine la stesura del romanzo. La scienza e la natura che indaga durante i viaggi si incontrano anche nei suoi racconti brevi, alcuni disponibili sul suo blog “Pensieri in Viaggio”. Sta scrivendo il suo secondo romanzo e anche una guida dei luoghi meno conosciuti di Milano, con percorsi suddivisi in base al tempo a disposizione del visitatore.

 

Veleno

(romanzo, 220 cartelle, diritti disponibili)

Elena Mari, giovane ricercatrice italiana, ottiene un finanziamento da un’azienda farmaceutica per studiare il veleno prodotto da una raganella della Costa Rica. I dati potrebbero aiutare a chiarire i meccanismi della glicogenosi, una malattia rara, e a progettare nuovi farmaci per curarla. Elena è volitiva, non scende a compromessi, ed è votata alla carriera universitaria. Ma, nella città di San José, si scontra con una realtà a lei ignota e inquietante. I suoi contatti nel Paese sono Bernardo Gonzales, direttore dell’unico stabilimento costaricano dell’azienda, e Michael Esteban Miller, quarantenne affascinante e indecifrabile, responsabile della produzione per il Centroamerica. Nella casa-base nella giungla, Elena è affiancata da Aroa, giovane e risoluta costaricana. Qui sperimenta le forze incontrollabili della terra, il terremoto, il vulcano. Molto presto Elena scopre che i dati registrati nel laboratorio di Milano non coincidono con quelli che sta ottenendo sul campo, arrivando alla conclusione che il delicato habitat della raganella è inquinato, e i dati ottenuti fino a quel momento irrimediabilmente falsati. Davanti al rischio che la missione possa essere sospesa, Elena decide di tenere per sé l’informazione per trovare un’uscita di scena dignitosa. Cerca una soluzione; gli eventi precipitano quando viene a sapere che i suoi superiori non solo sono già a conoscenza di quel disastro ambientale, ma ne sono i principali responsabili. La ricercatrice italiana non sarebbe stata un problema, se solo la ricerca dell’anfibio non l’avesse portata troppo vicino a scoprire la verità. Adesso è una testimone scomoda, e viene riportata nella giungla. Immersa nella natura selvaggia della foresta pluviale, Elena svela i veri scopi di ognuno dei personaggi e sperimenta i propri limiti fisici e psicologici. Al termine dell’avventura, il vulcano incendia la discarica facendo ripartire il ciclo della vita. Anche Elena Mari diventerà una donna nuova, disillusa.

L’aria densa di umidità la avvolse. La testa pulsava, e grandi gocce di sudore rotolavano lungo il collo. In fila all’immigrazione, schiacciata da decine di corpi sudati, si domandò se si sarebbe mai abituata a un clima simile. E pensare che quella stessa mattina, a Milano, l’aereo aveva rischiato di non decollare per il vento. Una corrente gelida dalla Scandinavia, avevano detto. Adesso era tutto così distante da sembrarle un sogno. Ma Elena aveva troppo da fare per perdersi in sogni. Aveva da pensare al progetto, battezzato Venenum con un involontario senso dell’umorismo, agli antidoti, trasportati in contenitori refrigerati, alle nuove responsabilità. Aveva fatto le vaccinazioni, riguardato i dettagli, preso contatti, e nel tempo libero aveva seguito lezioni di spagnolo. Quei mesi sembravano passati in un soffio, mentre il viaggio era stato interminabile: perquisizioni e scartoffie, la tempesta di neve. Cos’altro mancava? Adesso era lì, e quello finalmente era l’inizio.