Stefania Hauser

Nasce a Genova nel 1974 dopo un parto travagliato. Mette subito le cose in chiaro, smentendo le scarse probabilità di sopravvivenza che le avevano dato. Amante della lettura fin da piccola (si vanta di avere ricevuto una nota di merito firmata dal preside della sua scuola per avere letto quaranta libri in quinta elementare), si diploma perito turistico e frequenta Giurisprudenza e Scienze Politiche più per opportunismo che per convinzione (il suo sogno era la facoltà di Lettere). Gli esami sostenuti scarseggiano, ma ottiene i primi riscontri come scrittrice vincendo alcuni concorsi di narrativa con i suoi racconti, fino a quando decide di chiudere i libri e mettere a frutto i vecchi studi lavorando nel settore alberghiero. Trasferitasi a Riva del Garda, in Trentino, fa il portiere di notte per tre anni e sfrutta il sonno degli altri per scrivere. Prosegue la gavetta diventando addetta al ricevimento e, infine, rileva la gestione di un hotel a Sirmione e poi a Limone sul Garda e a Sanremo. Nel 2013 decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e si trasferisce per amore a Santo Stefano Belbo, nelle Langhe, città natale di Cesare Pavese (ama anche lui). Nel giugno del 2014 esce, per Lietocolle, Di altri e d’altrove (nella collana curata da Anna Antolisei), una raccolta di racconti di cui Francesco Forlani scrive l’introduzione. Ha scritto i due romanzi P.Esse e Bagaglio a mano, inediti. Attualmente è impegnata nella stesura del nuovo libro, dal titolo provvisorio L’amore è una messinscena.

 

Bagaglio a mano

(romanzo, diritti disponibili, 160 cartelle)

Il bagaglio a mano è ciò che ci portiamo dietro e riteniamo indispensabile: ha peso e dimensioni standard che ci costringono a omologare le nostre necessità, per cui è lecito domandarsi se, oltre a ciò che siamo e a ciò che crediamo d’essere, esiste uno spazio per chi vorremmo essere. Lo fanno Marco, Paola, Eleonora e Giancarlo durante un soggiorno di appena ventiquattr’ore sul lago di Garda, in occasione della cerimonia di consegna del premio destinato ai professionisti locali che si sono maggiormente distinti nell’ultimo anno. Aprendo le loro valigie, scopriamo così attraverso quali itinerari personali hanno raggiunto la destinazione attuale. A fare da contrappunto alle loro storie, l’anziano proprietario dell’hotel, malato di Alzheimer, che vede passare sotto i suoi occhi le vite degli altri, ma soprattutto la sua. “Bagaglio a mano” racconta delle infinite possibilità di elaborazione del dolore e del diritto che ciascuno di noi ha di difendere quella parte di sofferenza che in qualche modo porta all’autodeterminazione; il rapporto con il proprio vissuto è personale: c’è chi il bagaglio non lo apre, chi lo disfa e ri-disfa continuamente, chi spera di dimenticarlo, chi lo ritrova. Perché la memoria logora chi l’ha, ma anche chi la sta perdendo.

 

P.Esse (Post Scriptum)

(romanzo, diritti disponibili, 105 cartelle)

Un trasloco di scatoloni colmi d’amarezza per una storia sentimentale fallita; una nuova casa da riempire di risposte; una fitta corrispondenza scoperta per caso. Esse è una postina appassionata di viaggi, musica e cinema, P. gestisce un ristorante, ha una vita d’ovatta e una storia sentimentale già pianificata dalle palpitazioni latitanti. Una giornata qualunque in cui Esse noleggia un film, lo stesso che avrebbe voluto vedere P., preceduta di un soffio alla cassa della videoteca. Una giornata che forse qualunque non è, se uno sguardo furtivo suscita l’urgenza del conoscersi a ogni costo. Inizia così un rapporto epistolare all’apparenza innocuo, ma che, tempo dopo, fa incontrare le due donne davanti a un caffè; tanto basta a entrambe per intuire il rischio della complicità provata. P. fatica a contenere l’esuberanza sentimentale di Esse, ma ne subisce il fascino e anche il suo tentare di prendere le distanze rivela il desiderio di raccontarsi, di condividere pezzi di sé. Esse intravede nei tentennamenti della donna una possibilità per fare breccia nel suo cuore e le spedisce le chiavi del portone di casa e della cassetta della posta perché “possono aprire uno spazio solo nostro, un’anticamera di rapporto che può dilatarsi nei tempi e nei modi che vogliamo, una porta che puoi spingere se vorrai trovarmi dentro pochi centimetri quadrati che portano il mio nome, una cas(s)etta da arredare di parole nostre. Tu, se vuoi, passa di lì: puoi prendere, lasciare e ritrovarmi ancora”. Il carteggio tra le due donne si fa sempre più serrato, l’inchiostro macchia le intenzioni più pulite e diventa complicato lavarsene le mani. Attore non protagonista, Lui, trasferito da poco in una nuova casa e deciso a cambiare vita dopo la fine di una convivenza: è un semplice tassello fischer a cambiargliela, proprio quell’ultimo tassello che manca per potere ancorare una scaffalatura al muro e che non vuole saperne di entrare. In un moto di rabbia, prende a martellate la parete creando una crepa che svela al suo interno una scatola di legno, che custodisce il carteggio tra P. ed Esse e che quest’ultima, proprietaria della casa, ha deciso di murare prima di venderla. L’uomo apre la scatola e ne scopre il contenuto, inizia a leggere le prime lettere e si addentra nelle vite altrui…