Omar Viel

Il suo non è un nome di fantasia. È l’eredità anagrafica che ha ricevuto. Le otto lettere che lo compongono (poche, e nonostante tutto un terzo dell’alfabeto) non fanno pensare all’Italia e rendono il suo nome insolito anche per la terra di confine dove è cresciuto. Tra nuove letterature e nuove patrie (l’Inghilterra è tra queste), sono arrivate le prose, i romanzi e una finale al Premio Italo Calvino per opere prime inedite. Tutto quello che ha scritto lo ha fatto nel solco della tradizione, convinto che il pensiero non sia mai all’altezza dell’intuizione. Lo ha capito per la prima volta molto tempo fa, passeggiando lungo Hungerford Bridge, un ponte pedonale sul Tamigi che oggi non esiste più. Mai come là, al centro del grande fiume, fissando lo sguardo verso St. Paul, il mondo gli è sembrato popolato da vita invisibile.

web: www.omarviel.com

Pubblicazioni

  • Loess, 1992, Finalista del premio Italo Calvino
  • Fetish, Lampi di Stampa, 2005
  • Patrimonio genetico, in “Nuova Prosa”, 51, 2009
  • Marbré (Mormora), in “Venise Bouquins”, Robert Laffont, 2016

 

Quando la tigre si affaccerà alla finestra

(romanzo, 165 cartelle, diritti disponibili)

Bristol, una famiglia. Il padre, Gordon, è un giovane insegnante di letteratura inglese soggiogato dalle proprie ombre: l’affetto per Una, la moglie veterinaria; la quotidianità fuori controllo delle figlie adolescenti, musiciste di successo; l’eredità di un avo che gli permette di vivere nell’agiatezza. Quando un incidente mette in fuga la tigre di cui Una si prende cura fin da adolescente, Gordon, colpevole di averlo causato, fa perdere le proprie tracce. Sarà Liz, una delle figlie, sentimentale ed emotiva quanto il padre, a intraprendere il viaggio di iniziazione alla ricerca di Gordon e della tigre in una Londra onnipotente e irreale, portando con sé come unico bagaglio alcune canzoni. Qui, tra un concerto postumo di Jimi Hendrix e l’incontro con un produttore discografico, Liz si rende conto una volta per tutte che l’immaginazione è la sola forma di trascendenza a cui potrà mai aspirare e che la realtà, così come l’ha conosciuta fino ad allora, è alla mercé di una organizzazione di artisti, attori, illusionisti capaci di inscenare spettacoli che nascondono il segreto del mondo. Ma la quête di Liz è soltanto all’inizio. Ritrovati il padre e la tigre, si rimetterà sulle tracce dell’amica Bonnie, la sua nuova famiglia. L’intero romanzo si configura come una riflessione sul senso che assume “l’idea di spirito nel mondo contemporaneo, colta nelle sue diverse accezioni, a seconda che lo si intenda come fantasma o daimon: come l’insieme delle emozioni, delle spinte vocazionali o come la semplice energia che mette in relazione gli esseri umani” (Simona Carretta). Qui nulla si può dare per certo e, dunque, tutto diventa possibile. Ed è proprio il ricorso senza limiti all’immaginazione ad avvicinare quest’opera alla tradizione letteraria latino-americana, ma anche a quella anglosassone nelle sue diverse diramazioni: il racconto d’avventura, il registro epistolare di Richardson rivisitato in chiave ironica, l’arte gotica di Edgar Allan Poe.