Mario Bianco

Nato a Torino nel 1941, ha lavorato come commesso di libreria, insegnante di educazione artistica, grafico pubblicitario, disegnatore progettista. Per vent’anni è stato responsabile tecnico della Galleria di Arte Moderna di Torino. Come pittore ha partecipato a molte collettive e a venti mostre personali. Con l’Agenzia Poetica Torinese ha tenuto per due anni una trasmissione alla RTA negli anni Settanta. Ha vinto il premio letterario italiano bandito da alice.it nel 2001 con il racconto La scatola del dottor Wallaby, pubblicato da Marcos y Marcos. Ha pubblicato i romanzi Le pigne in testa (Michele Di Salvo, 2002), Di ruggine in rugiada (L’Ambaradan, 2005, finalista al Premio San Vidal di Venezia), Humbaba Huwawa (Senzapatriaeditore, 2012), L’altra faccia dell’angelo o la mummia turca (Nerosubianco, 2015), le raccolte di racconti Letti a undici piazze (con Euro Carello, Graphot, 2014) e Il restauratore di robot (Nerosubianco, 2016), oltre a saggi su Torino e il quartiere di San Salvario.

 

Dice che mia mamma faceva le poste

(racconti – diritti disponibili – 73 cartelle – con alcuni disegni dell’autore stesso)

In questi racconti parlano, vaneggiano, si sfogano diseredati, poveracci, mentecatti, picari, visionari, ladri e truffatori: persone che vivono ai margini, in una zona d’ombra, di cui si fa a meno di parlare perché sgradevole, tranne quando gli emarginati diventano protagonisti di fatti di cronaca nera. Il linguaggio – sul quale l’autore compie una sperimentazione coraggiosa e ben riuscita – è corrotto da dialettismi e neologismi uditi dal vero, per rendere più taglienti le scene inquadrate come un rapido schizzo. “Ho scritto queste storie – dice Mario Bianco – per l’interesse e la forte simpatia che sento per un mondo di emarginati, di gente lesa dalla natura medesima, allontanati dalla vita sociale, dimenticati sovente dalla giustizia e anche dalla pietà. Ho alleggerito i temi pesanti con tono ironico o grottesco, perché taluni dei protagonisti hanno qualcosa di strambo o buffo”. Alcuni di questi testi sono accompagnati da una illustrazione dell’autore stesso.

 

Mary Cassatt sono io

(nove racconti – diritti disponibili – 170 cartelle)

È una raccolta di nove racconti, ispirati all’esperienza lavorativa dell’autore in un museo pubblico per circa venti anni. Sono ambientati in vari musei di una grande città, tutti dipendenti da una fondazione sovvenzionata da una potente banca e dalla finanza pubblica. I personaggi principali passano da un ente museale all’altro, da un racconto al successivo, e in questo modo legano le storie per formare un’unità narrativa, una sorta di romanzo con camere comunicanti. L’intento è trascinare il lettore in un mondo dove la cultura non solo si conserva, ma si fa, di fronte alle collezioni, agli arredi, ai dipinti, alle atmosfere, alle oscurità di bui armadi e alla psicologia delle figure, talora strambe, che interagiscono in un mondo stravagante con collezionisti, organizzatori di mostre blockbuster, politici rampanti, interessi biechi e impiegati talora infedeli.