Ivan Ruccione

Ivan Ruccione (1986) è nato e cresciuto a Vigevano da genitori del Sud. Alcuni suoi racconti sono apparsi su Nazione Indiana, Grafemi, Altri Animali, Poetarum Silva, Pastrengo e Cattedrale.

Nel 2017 è uscito il romanzo A fuoco vivo (Miraggi edizioni). Lavora nella cucina di un ristorante, è appassionato di letteratura nordamericana e smania per i libri di racconti.

 

Troppo tardi per tutto

(17 racconti – 90 cartelle – diritti disponibili)

Un diciottenne che a insaputa della madre va a trovare il padre ricoverato in una clinica psichiatrica. Agguati tra skinhead antirazzisti e nazi. Un padre diventato clochard a furia di aspettare in stazione una figlia che non sa se tornerà più. Un marito che mette in dubbio la sua identità quando scopre il piacere di indossare segretamente i completi intimi della moglie. Un’inspiegabile rabbia che si fa ultraviolenza nei confronti di una sorella disabile. Una madre di famiglia che s’innamora di uno zingaro, va via di casa, portando con sé i figli (che frignano finché non capiscono che stanno andando a vivere al luna park) e abbandonando un marito disposto a perdonarla. Un ragazzo microdotato che, ispirato da Fight Club, sogna di aprire club per cazzi piccoli in tutta Italia.

Perversioni, alcolismo, droga, sesso, amore, alienazioni, fallimenti: i diciassette racconti che compongono questa raccolta sono le istantanee di personaggi solitari, che si muovono tra un presente in disgregazione, un passato irrecuperabile, un futuro impercettibile. Sono diciassette storie narrate in prima persona, da voci paralizzate nel mondo emotivo delle quotidiane miserie, nelle sabbie mobili delle relazioni, nello smarrimento o nella riscoperta di sé, nell’amara convinzione che sia ormai troppo tardi, Troppo tardi per tutto, appunto. Diciassette episodi in cui si muove un’umanità sull’orlo, o già al di là, della follia, tra fragili equilibri pronti a spezzarsi e finali che non sono finali ma punti di partenza verso un altrove che non ci è dato sapere.

L’indice: Partenze; Stabat Pater; Il mio regno è altrettanto grande; Rappresaglia; Il problema del latte; Cortometraggio; L’increato; Buonanotte fratello; Come prima; La nostra ultima estate; Prato fiorito;  Andarsene; Chiedi alle ceneri; Una cosa che non cambia; Aria nuova; La vedova Terry; Sexit.

Papà era fatto di suoni. Era il trillo della prima sveglia, l’urlo della cinghia sotto il cofano. Papà era tutto quello che veniva un’ora prima della mia vita, brevi tuoni di realtà in mezzo ai sogni. Se ne andava lasciando un bacio sulla mia fronte, che avvertivo di rado, e quando i miei piedi calpestavano lo scendiletto lui stava già timbrando. Nessuno sapeva più niente dell’altro fino al tardo pomeriggio, ma non importava; le mie giornate erano le giornate di uno scolaro e le sue giornate erano le giornate di un magazziniere e i nostri stati d’animo pressoché uguali.