Ignazio Riccio

Ignazio Riccio è nato a Caserta nel 1970. Giornalista pubblicista dal 1997 ha accumulato una notevole esperienza nel settore dell’informazione e della comunicazione. Ha collaborato con il Corriere del Mezzogiorno e lavora attualmente per il quotidiano napoletano Il Mattino. Si occupa, in prevalenza, di politica, sanità, cronaca e inchieste, ma anche di moda, cultura e spettacolo. Ha collaborato per anni con la rivista di moda Posh. Dal 2006 al 2011 ha diretto il mensile di approfondimenti, inchieste e cultura Fresco di Stampa. Ha diretto l’ufficio comunicazione e marketing del consorzio di moda e gioielli Polo della Qualità, dal 2004 al 2007, ed è stato direttore dell’ufficio marketing della società Target comunicazioni. È stato caporedattore della rivista giuridica online dirittoitalia.it e della rivista femminile donnalike. Oggi cura la comunicazione delle case di produzione cinematografica indipendenti Klanmovie Production e Resilienza Production. Nel 2017 ha pubblicato il suo primo libro, Senza maschere sull’anima. Gianluca Di Gennaro si racconta, edito da Caracò Editore.

 

Chi decide i posti in classe

(reportage – 100 cartelle – in preparazione: ottobre 2018)

Un viaggio nel mondo dell’adolescenza a rischio, nelle scuole delle periferie campane, dove dal confronto diretto con gli studenti e con i loro insegnanti nasce uno spaccato realistico della società di domani raccontata dai giovani di oggi. Un progetto che ha un valore socio-culturale, che diventa documentaristico attraverso la voce di chi è nel pieno della sua maturazione. Obiettivo dichiarato dell’autore è stimolare un dibattito tra le nuove generazioni, ma anche tra gli operatori della formazione e del mondo associazionistico, tra genitori e sociologi, soprattutto in una terra dove ancora si assiste ad atteggiamenti fuori dalle regole, una terra contaminata da anni di dominio della camorra che, sotto altri nomi, si è radicata anche al Nord. Il malcontento generazionale, la mancanza di valori e la prospettiva di un futuro incerto e precario portano i ragazzi di ogni terra a condividere abitudini di vita sbagliate e stili di vita negativi: bullismo, abuso di alcol o sostanze stupefacenti, cyberbullismo, tutto trova spazio nella quotidianità e diventa stimolo per avventurarsi in percorsi impervi e avvicinarsi a contesti illegali, nei quali la comunicazione avviene solo attraverso stereotipi che impongono modelli di vita effimeri e fugaci e inducono comportamenti emulativi. Durante il tour di presentazione del suo primo libro nelle scuole (Senza maschere sull’anima. Gianluca Di Gennaro si racconta), l’autore ha incontrato gli alunni, registrandone le reazioni sui temi discussi: la camorra, la crisi dei valori, gli effetti di cinema e tv. Gli incontri vengono anche ripresi da una telecamera, in modo da raccogliere materiale per un documentario filmato.

Dalle finestre di ferro entra una luce fioca e un fiotto d’arcobaleno prende forma sul muro scrostato. È piovuto da poco. Il mio sguardo viene distratto da un piccolo raggio di sole, lo osservo da lontano, da una piccola fessura creata dalla porta per metà chiusa. L’insegnante di lettere si fa avanti nel corridoio quasi buio, muovendo i passi nella mia direzione e, come ogni ospite atteso, sento la tensione dell’incontro. A quanto pare anche gli alunni del liceo sono irrequieti, lo avverto immediatamente. Chissà se sono eccitati dall’arrivo di un giornalista in classe o sono semplicemente dominati dai loro giovani ormoni. Dalla fessura scorgo movimenti scoordinati, ragazze e ragazzi che corrono all’impazzata, avanti e indietro, tra i banchi. Una volta entrato, mi accorgo dell’imbarazzo sui volti degli studenti seduti ai primi posti. Un loro compagno è alla lavagna, con la mano e parte della manica della felpa sta finendo di cancellare qualcosa, probabilmente un disegno sconcio, una frase da non leggere. Gli chiedo: «Perché usi la maglia per togliere il gesso dalla lavagna?» Il ragazzo mi guarda perplesso, tra lo stupito e il divertito. «Il cassino non c’è, come la carta igienica», mi risponde, ricevendo un’occhiataccia dalla professoressa, che prende subito la scena: «Ragazzi, forza, tutti a sedere. Come vi avevo preannunciato, stamattina parleremo di alcuni temi di cui abbiamo discusso nel nostro percorso didattico sulla legalità e abbiamo un ospite con cui ci confronteremo». Il brusio degli ultimi banchi è contenuto, ma continuo. Cerco con gli occhi di attirare l’attenzione del gruppetto che chiacchiera in sottofondo, ma è solo quando mi presento, con voce decisa, che i loro visi si girano verso di me.