Attilio Del Giudice

Attilio Del Giudice è casertano e vive a Santa Marinella (Roma). Ha un passato di pittore e film-maker, operando da solo o militando nei gruppi d’avanguardia attivi in Campania negli anni Settanta e Ottanta. Dalla fine del secolo scorso è coinvolto nella scrittura narrativa.

Ha pubblicato tra gli altri:

  • Morte di un carabiniere (minimumfax)
  • Città amara (minimumfax)
  • Bloody Muzzare’ (Leconte)
  • La vita incagliata (Leconte)
  • Una barchetta di carta (Gaffi)
  • Tra gli ebook: Storie dolci feroci e velociSentimento e risentimentoL’azzardo.

Dal 2008 conduce il blog Le pittate d’ogni giorno e dal 2017 collabora a STORY☆FRAME, quindicinale redatto a quattro mani, con racconti brevi ispirati da scatti fotografici di Massimiliano Del Giudice. Per molti anni ha lavorato, come psicologo, nelle istituzioni pubbliche per l’orientamento e la consulenza psicopedagogica.

 

Racconti di ponente

(40 racconti, 110 cartelle, diritti disponibili)

Quaranta racconti, alcuni più lunghi, altri brevi e fulminanti; quaranta “pittate”, narrazioni pennellate in cui si mescolano il realismo e il fantastico, il magico e il metafisico, il comico e il tragico. Una galleria di personaggi che restano impressi nella memoria del lettore. Una scrittura leggibile, limpida e pulitissima, che “non deve trarre in inganno sulla profondità di questa raccolta che mette a fuoco quella incerta linea di confine tra razionale e irrazionale che, di solito, viene interrogata dalla buona letteratura”, come ha scritto Andrea Carraro riferendosi ad altra opera di Del Giudice. Questi sono i “Racconti di ponente”, nei quali si incontrano personaggi e situazioni che fanno parte del vivere quotidiano: la pasticciera Carmen e il parroco del paese, la prostituta Assunta, il senatore e la moglie incontentabile, la peccatrice madonna del presepe vivente, il cassintegrato, il camorrista don Ciro che “comandava la morte”, i due amici costretti a uccidere dal boss, la ragazzona obesa abusata, le “comarelle”, il vecchio zio depravato. E poi il tradimento, la violenza, il moralismo strapaesano, le donne maltrattate, il primo amore, il mare crudele, la malavita, l’emigrazione, il precariato, i sogni erotici di un adolescente con la professoressa conturbante, il messaggio nella bottiglia ritrovato a Castelvolturno. Ma ci sono anche lo scrittore e la pagina bianca, gli uccellacci di Kafka e gli autobiografici peperoni di Rosetta, la musica del violino di Carmine de Franchi, l’arte e le incisioni. Tante scene e tante figure che concorrono a creare uno straordinario ciclo di affreschi narrativi e che, nel loro insieme, costituiscono una prova di autentica letteratura.

Veniva quassù al sanatorio, ogni giorno, col caldo torrido, col freddo, con la pioggia, con la neve. Camminava lentamente per via della salita in alcuni tornanti troppo ripida. La strada era stretta e tortuosa e l’accesso era vietato alle auto private, ai taxi e a tutti gli altri mezzi pubblici, per permettere il passaggio delle autoambulanze dell’ospedale. Il vecchio preside procedeva a piedi. A metà strada, dove c’era uno slargo con una veduta di tutta la vallata, si fermava pochi secondi per cercare di ripristinare un po’ il fiato, poi riprendeva il cammino senza altre soste. Veniva per una giovane donna. Alcuni dicevano fosse la figlia, altri affermavano perentoriamente che fosse la seconda moglie. Tutti concordavano sul fatto che questa donna, sui trent’anni, colpita dalla tisi, fosse bellissima. In paese si raccontavano strane storie e qualcuno si compiaceva di montare intorno a questa coppia veri e propri romanzi sceneggiati. Spesso, venivano inventati spunti piccanti, generalmente per divertire, per far ridere ma, improvvisamente, pare che da un’infermiera del sanatorio fossero arrivate notizie più concrete e scandalose, benché nessuno si fosse preso la briga di vagliare l’attendibilità della fonte. Si diceva, per esempio, che fra i due, in ospedale, ci fossero stati amplessi, anche in presenza di altre malate. Una cosa inventata di sana pianta, che, tuttavia, aveva preso piede ed era, spudoratamente, sulla bocca di molti paesani. Un accenno, piuttosto esplicito, durante la predica della messa domenicale delle undici, lo fece, inopinatamente, perfino don Fabrizio […]